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e-Permit e UNI 11337-11: come il BIM cambierà i procedimenti autorizzativi

Il futuro dell’e-Permit non è un algoritmo che approva un progetto. È un progetto capace di dimostrare, attraverso dati verificabili, di rispettare le regole.

Per anni abbiamo immaginato il futuro delle autorizzazioni edilizie in modo quasi cinematografico.

Il progettista carica il modello BIM sul portale del Comune.

Un sistema automatico analizza il progetto, controlla distanze, superfici, altezze, accessibilità, vincoli urbanistici e prescrizioni normative. Una barra di avanzamento arriva al 100%: verifica completata, permesso approvato. Nessuna richiesta di integrazione e nessuna tavola da correggere, nessuna attesa per chiarire una discordanza tra una relazione tecnica, un elaborato grafico e un abaco.

L’idea è affascinante. Ma è anche il modo più semplice per fraintendere il significato dell’e-Permit.

L’entrata in vigore della UNI 11337-11:2026, il 23 luglio 2026, rappresenta un passaggio importante per l’evoluzione della digitalizzazione dei procedimenti autorizzativi. La nuova parte della norma introduce un quadro metodologico dedicato ai flussi informativi necessari per applicare l’e-Permit ai procedimenti autorizzativi relativi a opere pubbliche e private, comprendendo edilizia, infrastrutture e reti. Non introduce un sistema che sostituisce il tecnico comunale, ne affida la decisione finale a un software. Il vero cambiamento è molto più profondo.

Per la prima volta viene definito un modello nel quale il progetto digitale non rappresenta soltanto un elaborato da consegnare, ma diventa parte integrante del processo amministrativo, consentendo di verificare, tracciare e dimostrare la conformità delle informazioni su cui si basano le decisioni.

Questo segna un cambio di paradigma.

Per oltre vent’anni il BIM è stato considerato principalmente uno strumento per progettare meglio, coordinare le discipline, produrre elaborati e ridurre gli errori di coordinamento.

Con l’e-Permit il modello informativo assume un ruolo completamente diverso.

Diventa una sorgente di dati verificabili, interrogabili e interoperabili, capace di dialogare con gli strumenti utilizzati dalla Pubblica Amministrazione durante il procedimento autorizzativo.

La domanda non sarà più: “Quanto è dettagliato il modello?” Ma diventerà: “Il modello contiene informazioni sufficientemente affidabili per dimostrare il rispetto delle prescrizioni normative?”

È una differenza apparentemente sottile ma che ridefinisce il modo in cui progettisti, Pubbliche Amministrazioni, sviluppatori software e BIM Manager dovranno concepire il progetto digitale nei prossimi anni.

Cos’è l’e-Permit

Negli ultimi anni il settore delle costruzioni ha compiuto importanti passi avanti nella digitalizzazione dei procedimenti edilizi. Le pratiche cartacee sono state sostituite da portali online, la firma autografa dalla firma digitale e lo sportello fisico da piattaforme telematiche.

Ma nella maggior parte dei casi è cambiato il contenitore, non il processo.

Il progettista continua a produrre tavole, relazioni e moduli in formato PDF, mentre l’amministrazione li apre, li confronta manualmente e verifica che le informazioni siano coerenti. Quando emerge una discrepanza, viene richiesta un’integrazione e il ciclo ricomincia.

L’e-Permit nasce proprio per superare questo modello.

La sua logica non consiste nel digitalizzare ulteriormente la documentazione, ma nel trasformare il progetto in un insieme di informazioni strutturate che possano essere lette sia dalle persone sia dai sistemi informatici. Scrivere in una relazione che un locale misura 14,20 m² significa fornire un dato leggibile da un tecnico. Associare quella stessa superficie a un oggetto digitale significa invece renderla interrogabile, confrontabile e verificabile automaticamente insieme a tutte le altre informazioni del progetto. Non è quindi il documento a diventare intelligente ma i dati in esso contenuti.

Ed è proprio questa la vera differenza tra una semplice pratica edilizia digitale e un sistema di Digital Building Permit.

Vantaggi e-permit

Il Comune non vuole il tuo modello BIM

Quando si parla di e-Permit si commette spesso un errore: immaginare che la Pubblica Amministrazione voglia ricevere il modello realizzato con Revit, Archicad o qualsiasi altro software BIM. In realtà il software utilizzato dal progettista è quasi irrilevante.

L’obiettivo dell’amministrazione non è aprire un file nativo, comprenderne l’organizzazione interna o utilizzare la stessa piattaforma impiegata per la progettazione, ma verificare rapidamente se il progetto rispetta le prescrizioni previste dalla normativa.

Per questo motivo tutte le principali sperimentazioni europee sul Digital Building Permit si basano sugli stessi principi:

  • openBIM come metodologia di interoperabilità;
  • IFC come formato aperto di scambio;
  • GIS per collegare il progetto al territorio;
  • Information Delivery Specification (IDS) per definire quali informazioni devono essere consegnate;
  • strumenti di Model Checking e Code Checking per automatizzare parte delle verifiche.

Il modello BIM rappresenta quindi un mezzo, non il fine.

Ciò che interessa realmente alla Pubblica Amministrazione è poter ottenere risposte affidabili a domande molto concrete.

Ad esempio:

  • la distanza dal confine rispetta il regolamento?
  • l’altezza dell’edificio è conforme?
  • le superfici dichiarate sono coerenti?
  • il percorso accessibile è continuo?
  • il progetto rispetta i vincoli urbanistici e paesaggistici?
  • gli elaborati e i dati del modello sono tra loro coerenti?

Il valore dell’e-Permit non consiste quindi nell’automatizzare il rilascio di un’autorizzazione, ma nel rendere verificabili le informazioni sulle quali quell’autorizzazione si basa.

Sistema e-permit

L’automazione ha dei limiti…

Questo non significa che un software possa sostituire il tecnico incaricato del procedimento. Alcuni controlli sono facilmente automatizzabili: superfici, altezze, distanze, rapporti aeroilluminanti, completezza dei dati o presenza delle proprietà richieste.

Altri richiedono inevitabilmente un’interpretazione. Come può un algoritmo stabilire se una facciata è “armoniosamente inserita nel contesto” oppure se una soluzione progettuale è “compatibile con il pregio paesaggistico” di un’area?

Il problema non è tecnologico perché molte norme sono state scritte per essere interpretate da persone, non da macchine. Per questo motivo il futuro dell’e-Permit sarà quasi certamente un sistema ibrido, nel quale i controlli automatici supporteranno il lavoro dei tecnici, senza sostituirne il giudizio.

Il software potrà individuare incoerenze, evidenziare dati mancanti e verificare automaticamente numerosi requisiti oggettivi, ma la decisione finale continuerà però a rimanere una responsabilità dell’amministrazione.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante introdotto dalla UNI 11337-11: il vero cambiamento non consiste nell’affidare il procedimento a un algoritmo, ma nel costruire un sistema informativo capace di fornire dati affidabili, tracciabili e verificabili a supporto delle decisioni.

Cosa cambia per I progettisti e la Pubblica Amministrazione

L’introduzione della UNI 11337-11 non impone un nuovo software e non rivoluziona, dall’oggi al domani, il modo di presentare una pratica edilizia. Il cambiamento più importante riguarda piuttosto il modo in cui vengono prodotte, gestite e validate le informazioni contenute nel progetto.

Per molti professionisti il BIM è ancora percepito come uno strumento per modellare edifici e produrre elaborati grafici. Nell’ottica dell’e-Permit, invece, il modello informativo assume un ruolo diverso: diventa una fonte di dati affidabili sulla quale un’amministrazione può basare parte delle proprie verifiche. Questo significa che il valore del modello non dipenderà più soltanto dalla sua qualità geometrica, ma soprattutto dalla qualità delle informazioni che contiene.

Un modello estremamente dettagliato dal punto di vista grafico, ma privo di dati coerenti, classificazioni corrette o proprietà compilate, offrirà un contributo limitato a un processo autorizzativo digitale. Al contrario, un modello informativamente strutturato potrà supportare controlli automatici, ridurre le richieste di integrazione e rendere più efficiente il dialogo tra progettista e Pubblica Amministrazione.

Dalla responsabilità del disegno alla responsabilità del dato

Questo cambio di prospettiva modifica anche il ruolo del progettista.

Fino a oggi l’attenzione si è concentrata prevalentemente sulla correttezza degli elaborati: tavole, sezioni, prospetti, relazioni e computi. Con l’e-Permit cresce l’importanza della qualità del dato.

Ogni informazione inserita nel modello dovrà essere coerente, aggiornata, tracciabile e verificabile. Una superficie, una destinazione d’uso o una classificazione errata non rappresentano più soltanto un errore del modello BIM: possono compromettere l’esito di una verifica automatizzata o generare incongruenze durante il procedimento autorizzativo.

Di conseguenza, discipline come la gestione degli attributi, la classificazione degli oggetti, la definizione dei requisiti informativi e il controllo qualità del modello diventeranno sempre più centrali nel lavoro quotidiano dei team di progettazione.

Anche la Pubblica Amministrazione dovrà evolversi

L’e-Permit non richiede cambiamenti soltanto ai progettisti. Anche le amministrazioni saranno chiamate a ripensare i propri processi.

Acquistare una piattaforma software non sarà sufficiente. Per sfruttare realmente le potenzialità del Digital Building Permit sarà necessario definire procedure condivise, standard informativi, regole di validazione e modalità di gestione dei dati lungo tutto il procedimento amministrativo.

Sarà inoltre indispensabile individuare quali controlli possano essere automatizzati e quali, invece, richiedano ancora il giudizio di un tecnico. In altre parole, la tecnologia rappresenta solo uno degli elementi della trasformazione. La vera sfida riguarda l’organizzazione dei processi e la standardizzazione delle informazioni.

Un cambiamento graduale, non una rivoluzione immediata

È importante sottolineare un aspetto spesso trascurato.

L’entrata in vigore della UNI 11337-11 non significa che da domani tutti i Comuni italiani adotteranno l’e-Permit o che ogni pratica edilizia dovrà essere presentata attraverso un modello BIM.

La norma definisce un riferimento metodologico e crea le basi per un’evoluzione che richiederà tempo, sperimentazioni e investimenti. Come è accaduto per altre innovazioni nel settore delle costruzioni, l’adozione sarà progressiva e avverrà con velocità differenti a seconda delle amministrazioni e del livello di maturità digitale raggiunto. Per i professionisti, però, il messaggio è già chiaro.

Chi inizierà fin da ora a produrre modelli informativi più strutturati, interoperabili e orientati alla qualità del dato sarà meglio preparato ad affrontare i futuri sviluppi del Digital Building Permit.

L’e-Permit, infatti, non cambia soltanto il modo di presentare una pratica edilizia, ma anche il modo in cui il progetto comunica con chi dovrà valutarlo.

La UNI 11337-11: cosa cambia in pratica?

L’approvazione della UNI 11337-11:2026 rappresenta un passaggio importante per la digitalizzazione dei procedimenti autorizzativi, ma è fondamentale comprenderne la reale portata. Nei giorni successivi alla sua pubblicazione sono circolate interpretazioni che hanno generato aspettative poco realistiche: c’è chi ha parlato di pratiche edilizie completamente automatizzate e chi ha ipotizzato che i Comuni saranno presto obbligati a gestire esclusivamente modelli BIM.

La realtà è diversa.

La norma non introduce un nuovo obbligo per progettisti o amministrazioni e non sostituisce le procedure autorizzative oggi previste dalla normativa edilizia. Il suo obiettivo è fornire un quadro metodologico condiviso per sviluppare, nel tempo, sistemi di Digital Building Permit interoperabili e basati su informazioni strutturate.

In altre parole, la UNI 11337-11 indica la direzione da seguire, non il punto di arrivo!

Cosa significa per i progettisti

Per chi opera già con il BIM, il messaggio è chiaro: il futuro premierà modelli informativi sempre più affidabili e orientati ai dati.

Investire oggi nella qualità delle informazioni, nell’utilizzo degli standard openBIM, nella corretta classificazione degli oggetti e nella gestione dei requisiti informativi significa prepararsi a un mercato che richiederà livelli di interoperabilità sempre maggiori.

Non è necessario cambiare software mao cambiare approccio.

Cosa significa per i Comuni

Anche le amministrazioni dovranno affrontare un percorso di trasformazione.

Prima di poter automatizzare parte delle verifiche sarà necessario definire procedure, standard condivisi, criteri di validazione e piattaforme capaci di dialogare con i modelli informativi.

Si tratta di un’evoluzione che richiederà tempo, formazione e investimenti, ma che potrà portare benefici concreti:

  • riduzione dei tempi di istruttoria;
  • maggiore uniformità nelle verifiche;
  • diminuzione delle richieste di integrazione;
  • migliore tracciabilità dell’intero procedimento amministrativo.

È il momento giusto per prepararsi

L’e-Permit non diventerà operativo ovunque nello stesso momento. Ci saranno amministrazioni che avvieranno sperimentazioni nei prossimi anni e altre che procederanno con maggiore gradualità.

Aspettare che il cambiamento diventi obbligatorio, però, rischia di essere un errore. Le organizzazioni che iniziano fin da oggi a produrre modelli informativi più strutturati, a definire workflow coerenti con gli standard openBIM e a investire nella qualità dei dati saranno quelle che affronteranno con maggiore facilità la transizione verso i futuri procedimenti digitali.

La UNI 11337-11 rappresenta quindi il primo tassello di una trasformazione destinata a modificare il rapporto tra progettazione, gestione delle informazioni e Pubblica Amministrazione.

Conclusioni

L’e-Permit non sostituirà il progettista e non eliminerà il ruolo del tecnico comunale. Il suo obiettivo è un altro: creare un linguaggio comune tra chi produce il progetto e chi deve verificarlo.

In questo scenario il BIM non sarà più soltanto uno strumento di modellazione, ma diventerà il veicolo attraverso cui trasmettere informazioni affidabili, verificabili e interoperabili. La UNI 11337-11 segna appunto l’inizio di questo percorso.

Non impone un cambiamento immediato, ma definisce le basi metodologiche su cui potranno svilupparsi i futuri sistemi di Digital Building Permit. Per i professionisti significa iniziare a considerare il modello informativo non solo come un elaborato tecnico, ma come una fonte di dati di qualità.

Per la Pubblica Amministrazione significa costruire processi più efficienti, trasparenti e digitali.

Il percorso sarà graduale, ma la direzione è ormai tracciata.

Domande frequenti sull’e-Permit e sulla UNI 11337-11

L’e-Permit (Electronic Permit o Digital Building Permit) è un procedimento autorizzativo digitale che utilizza modelli informativi BIM e dati strutturati per supportare le verifiche tecniche e amministrative. L’obiettivo è rendere il processo più rapido, trasparente e interoperabile, senza sostituire il ruolo dei tecnici incaricati della valutazione.

La UNI 11337-11 è la parte della normativa italiana dedicata all’applicazione dell’e-Permit nei procedimenti autorizzativi relativi a opere pubbliche e private. Pubblicata nel 2026, definisce un quadro metodologico per la gestione delle informazioni digitali necessarie alle verifiche amministrative

No. La norma non introduce un obbligo generalizzato per progettisti o Pubbliche Amministrazioni. Rappresenta uno standard tecnico di riferimento che potrà essere adottato progressivamente nell’ambito della digitalizzazione dei procedimenti edilizi.

Il BIM è una metodologia per creare e gestire modelli informativi durante l’intero ciclo di vita di un’opera.

L’e-Permit è invece un processo amministrativo digitale che utilizza le informazioni contenute nel modello BIM per supportare le verifiche necessarie al rilascio delle autorizzazioni.

Il BIM produce i dati.

L’e-Permit li utilizza.

No.

L’e-Permit si basa sui principi dell’openBIM e dell’interoperabilità. Le informazioni devono poter essere condivise attraverso formati aperti, come l’IFC, evitando la dipendenza da software proprietari.

Il Code Checking è il processo di verifica automatica del progetto rispetto a regole e requisiti normativi.

Può controllare, ad esempio:

  • superfici;
  • altezze;
  • distanze;
  • completezza dei dati;
  • conformità ai requisiti informativi.

Le valutazioni che richiedono interpretazioni progettuali o discrezionali continuano invece a essere svolte dal tecnico competente.

No.

L’obiettivo dell’e-Permit non è sostituire il tecnico istruttore, ma ridurre le attività ripetitive e automatizzare i controlli oggettivi, lasciando ai professionisti la valutazione degli aspetti che richiedono esperienza e interpretazione.

L’adozione dell’e-Permit può contribuire a:

  • ridurre i tempi di istruttoria;
  • diminuire le richieste di integrazione documentale;
  • migliorare la qualità dei dati di progetto;
  • aumentare la tracciabilità delle verifiche;
  • favorire l’interoperabilità tra progettisti e Pubblica Amministrazione.
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